È una questione politica e lo è sempre, per ogni scelta che facciamo e anche per quelle che decidiamo di non fare.

Ho letto molti post nelle ultime 48 ore e nella maggior parte di questi si parlava di crisi dei valori.

Davvero siamo rimasti sorpresi dai 4 picchiatori?

Siamo il popolo dei wannabe, con i loghi spesso falsi ma ben in vista su cinte e borsette.

Nel mio paese di 23.000 abitanti ci sono persone sotto i 30 anni che lavorano saltuariamente e che vendono anche l’elastico delle mutande della madre per pagare la rata del suv.

Ci sono quelli che lavorano in nero e danno la colpa agli immigrati per non pagare le tasse. Ci sono quelli che le cose le hanno sempre risolte con le mani in piazza davanti a tutti e tutti, spesso, si sono girati dall’altra parte o hanno acceso i motori e se sono andati.

La morte di Willy Monteiro Duarte mi ha mandato in crisi.

Sarà stato quel sorriso bello aperto, sarà che vivo come un’aquila cercando di intercettare ogni sguardo e frase che può ferire mia figlia, che sto in ansia anche quando deve fare pochi metri per andare in palestra o sarà semplicemente empatia che per quei pochi di noi che ancora la provano si campa davvero male.

Non riesco a immaginare neanche il dolore, quello fisico, che deve aver provato, da solo in mezzo alla strada.

L’angoscia dei genitori, degli amici.

È agghiacciante.

È una questione politica perché è di alcuni politici in particolare la responsabilità di utilizzare quotidianamente un linguaggio violento e di aver introdotto quella che negli anni ’70 a Londra era la caccia all’italiano e che in Italia nel 2020 è diventata la “caccia al negro”.

Alcuni giornalisti ci hanno tenuto a sottolineare che il ragazzo non meritava davvero una fine del genere perché era integrato nella comunità, e se non lo fosse stato la sua vita sarebbe valsa meno?

“Era solo un immigrato” hanno commentato oggi i familiari degli assassini. Come a dire, ma scusate sono 3 anni che ci ripetete che noi italiani veniamo prima degli altri, che lasciamo morire la gente in mezzo al mare e adesso ci facciamo scrupoli se un ragazzino nero viene pestato a morte?

Perché il punto non è nemmeno la nazionalità ma il colore che fa la differenza e se la smettessimo di essere così ipocriti forse riusciremmo a costruire una narrazione che ha senso.

Giorgio Bifolco, rappresentante della Lega di Cassino non ha perso tempo e ha subito sottolineato che se sei nero e vai in giro alle 2 di notte allora un po’ te la sei cercata. Proprio come la donna che viene stuprata ma indossava la minigonna. Il problema non è lo stupratore o l’assassino, anche oggi la responsabilità è della vittima.

Poi c’è stato tale Manlio Germano che ringraziava gli assassini. 
Ancora una volta non è tanto l’ignoranza e la cattiveria di chi scrive a sorprendermi, piuttosto la risposta delle persone che gli lasciano un cuore. Come a testimoniare che questa catena non si spezzerà mai, che a questo scempio non c’è fine. Fa male tutto questo rumore, soprattutto se penso a una madre e a un padre che stanno affrontando la perdita del proprio figlio.

A febbraio è venuta sotto casa –proprietà privata- due volte, una donna sulla settantina. Una donna distinta che a quanto pare parla anche l’inglese, a chiedere i documenti di mia figlia perché nera e con il velo.

Alcune compagne di classe sono andate di corsa dalla vice preside a raccontare che un professore aveva appena detto a Kaltuma che non avrebbe mai toccato il suo libro perché gli faceva schifo.

Sull’autobus, l’autista –nonostante regolare abbonamento- l’ha fatta alzare per far sedere non una donna incinta o un anziano, no, un coetaneo, maschio, bianco.

E tanti altri episodi potremmo raccontare , purtroppo.

La crisi dei valori allora appartiene ai giovani o agli adulti? A quelli che non hanno mai aperto un libro? Magari.

E’ rassicurante forse pensare che sia solo di alcune “classi sociali”, di quelle persone che vivono in periferia o ai margini della società, ma non è così.

La crisi di cui parlate è trasversale e i portatori d’odio sono spesso gli adulti, a pagarne le conseguenze invece gli adolescenti.

Come ha ricordato il mio amico Davide stamattina “evitate di chiamarlo con un nome abbreviato. Se volete che vi diventi amico chiamatelo col suo nome intero. Questa mancanza del senso delle distanze fa PENA, scusate. Sennò resta un gadget per addobbare la stanza dell’indignazione. Fatelo per i suoi fratelli e le sue sorelle, per i suoi genitori”.

Say his name: Willy Monteiro Duarte.

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